Tratto da: la Nuova Venezia
giovedì, 29 Gennaio 2009
San Donà. Senza fine il progetto culturale. Il Pd: «Aspetti poco chiari»

Astra, l’inaugurazione slitterà al 2010

http://pdsd.it/266
Manca ancora un milione di euro all'appello per fare ripartire i lavori

di Giovanni Cagnassi

SAN DONA’. Nuovo teatro Astra, inaugurazione non prima del 2010. Altro che stagione teatrale a ottobre 2009. Ci vorrà quasi un anno in più del previsto. Intanto per garantire il finanziamento manca ancora quasi un milione di euro, ovvero la cifra necessaria per coprire il costo dei lavori, solo in parte finanziati con i mutui. In giunta se ne parla molto, ma dall’opposizione, i Democratici stanno raccogliendo più informazioni possibile. «Ci sono molto aspetti ancora poco chiari – spiegano dalle file dei Democratici – in particolare in merito ai ritardi accumulati e alle incertezze sui finanziamenti ancora da reperire». Allo stesso tempo ci sono tanti cittadini e appassionati di teatro che chiedono, si informano, ma non trovano risposte certe.
Ormai le stagioni teatrali all’ex cinema teatro sono uno sbiadito ricordo. L’Astra non era un gran teatro, oltretutto in condivisione con il cinema, ma almeno c’era e poteva soddisfare le ambizioni di chi ama la prosa. I più si sono accorti dell’Astra quando è stato chiuso. I problemi che il sindaco, Francesca Zaccariotto, e la giunta hanno evidenziato sono stati in merito agli espropri nella parte retrostante e le difficili trattative con i privati. Questo avrebbe causato la maggior parte degli ostacoli. Ma è anche vero che le casse comunali non sono certo floride dopo le spese sostenute e che l’alienazione di immobili comunali non è ancora andata a buon fine. I soldi per l’Astra, in particolare, dovrebbero essere assicurati dalla vendita della ex pretura e della ex biblioteca di via Risorgimento. Una volta raccolto il milione di euro all’incirca necessario, i lavori potranno ripartire ma terminare comunque nel 2010. Fino a quella data, ancora incerta, bisognerà accontentarsi del cartellone affisso all’esterno che raffigura il futuro nuovo teatro ancora solo in riproduzione. Un grande teatro cittadino, di concezione moderna, forse troppo, con alcuni negozi al piano terra che riempirà il vuoto di via Ancillotto. Una parete che divenne per un periodo terreno di conquista dei writers, sempre alla ricerca di spazi sui quali esprimersi con i loro spray colorati. E il fantomatico «Katal», primula rossa del gruppo, aveva scritto una frase emblematica: «Il teatro non c’è più, lo spettacolo sono diventato io».

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