lunedì, 20 Dicembre 2010

Affrontiamo i problemi

https://pdsd.it/900
In questi giorni abbiamo assistito ad una situazione terribile: all’esternazione del disagio che, in modo lento, ma decisamente progressivo, emerge tra la gente. Sono riprovevoli e vanno condannati tutti coloro che esercitano la violenza, coloro che trasformano momenti di legittima protesta, in occasioni di guerriglia urbana.
Il problema del malessere non può essere negato e la causa non sono i komunisti che accusano i governanti di non aver messo in atto reali riforme e di aver distrutto e non riformato lo stato sociale. Di fronte a certe drammatiche situazioni, tutti dovremmo guardare con sano realismo i problemi e concertarne reali soluzioni. Spot, autodifese sono da condannare. E’ dimostrato che l’investimento su interventi che diminuiscano il disagio sociale favorisce l’aumento della ricchezza nel medio termine e la competitività della nazione: investim enti in cultura, formazione, servizi alla persona.
Prendere delle decisioni, guardando solo al contenimento della spesa nell’immediato, non significa programmare a lungo termine.
I tagli indiscriminati accentuano sempre di più il divario tra le classi sociali e i territori e riducono radicalmente il potere d’acquisto in senso generale.
Hanno ragione le giovani generazioni di protestare perché in Italia c’è una situazione di grave immoralità: chi fa politica deve rispondere ai bisogni della gente, non a quelli personali o del partito. Questa cultura porta il nostro Stato ad impoverirsi sempre di più e permea tutti i livelli della vita sociale ed economica.
A livello comunale, sulla questione della TAV, abbiamo assistito all’abile esercizio degli ordini di scuderia. E’ stato dichiarato che bisogna vedere i progetti preliminari e le varie ipotesi progettuali prima di esprimere pareri, ma, a giochi fatti, è assai preoccupante. Si ricorda che fin dal 2007 è stata proposta la soluzione del tracciato ferroviario che attraversa la zona di bonifica e , ancor prima si è iniziato a discutere di Tav. Dovremmo ricordare che un politico, rappresentante dei cittadini nelle Istituzioni, deve dare le linee di indirizzo e chiedere ai tecnici un’analisi di fattibilità per redigere i progetti ai vari livelli di esecuzione. I nostri amministratori di maggioranza non si sono espressi né prima né dopo le varie fasi di approvazione del progetto oggi in discussione. Come mai la minoranza vede i tracciati, le analisi di fattibilità, riesce ad interagire con i tecnici e la maggioranza, che amministra San Donà di Piave, no? Nella nostra città, sentiamo dire dai partiti di maggioranza che bisogna attendere per poter analizzare le varie ipotesi e su di esse esprimere un parere. Si ricor da che la giunta è un organo operativo, mentre le linee strategiche devono essere date dal Consiglio Comunale, quale rappresentanza di tutti i cittadini.
Basta con i giri di parole, basta invocare il territorio e poi non applicare il federalismo ed il principio di sussidiarietà.
IL PD propone di agire con spirito di responsabilità, di individuare le priorità, trovando un denominatore comune per l’adozione di soluzioni che aiutino ad uscire dalla crisi, con riforme che guidino e interpretino il cambiamento sociale con l’unico scopo di conseguire “il bene comune”.

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