Città del Piave: superare l’immobilismo con una visione strategica
È innegabile che, ad oggi, l’istituzione della Città Metropolitana non abbia generato i benefici attesi per il Veneto Orientale. Tuttavia, le cause di questo mancato sviluppo non vanno ricercate nell’ente in sé, quanto piuttosto in una gestione verticistica e inefficace del Sindaco Brugnaro. In questi anni, per il nostro territorio, è stato paradossalmente più semplice trovare ascolto in Regione Veneto che a Ca’ Farsetti, sintomo evidente di uno scollamento istituzionale preoccupante.
Mentre si chiude il capitolo dell’amministrazione Brugnaro — il cui Piano Strategico, unico in dieci anni, appare ormai obsoleto se confrontato con realtà come Bologna, giunta già alla terza pianificazione — è doveroso alzare la voce per un cambio di rotta. Tuttavia, è fondamentale che l’analisi delle criticità non diventi il pretesto per soluzioni anacronistiche, come l’ipotesi di istituire una nuova Provincia, che rappresenterebbe un passo indietro nella storia amministrativa.
Il Partito Democratico di San Donà ritiene che la vera sfida risieda altrove:
- La Fusione dei Comuni (Città del Piave): Ribadiamo con forza la distinzione tra semplice Unione e vera Fusione. L’unificazione dei quattro comuni in un’unica entità amministrativa darebbe vita a una Città del Piave di 60.000 abitanti.
- Peso Istituzionale: Una realtà di tali dimensioni avrebbe la forza politica e demografica per interloquire con Venezia da una posizione paritaria e autorevole, superando l’attuale marginalità. Lo stesso percorso virtuoso dovrebbe essere auspicato per l’area del portogruarese.
La nostra posizione non è improvvisata, ma frutto di una visione coerente nel tempo. Già nell’ottobre 2010, il circolo del PD sandonatese organizzò la “Settimana democratica della Città del Piave” per discutere proprio di queste prospettive, oggi finalmente tornate al centro del dibattito. A quel tavolo sedeva, tra gli altri, anche l’allora consigliere di Musile, Alberto Teso.
Oggi serve serietà. Se si riprende in mano la questione iniziando dal “totonomi” o dalle candidature a futuro Sindaco, si rischia di minare alla base un progetto fondamentale. La questione non può essere ridotta a tatticismi elettorali: serve la determinazione necessaria per avviare un percorso che, se affrontato per tempo, potrebbe essere già realtà.
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